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SENSAZIONI VICINE E LONTANE
Clacson, puzza, confusione e frenesia… in fila, in piedi, schiacciato e risucchiato dalla massa… gente, gente e poi gente… chiudo gli occhi e ripenso… Penso che nello stesso istante in posti lontani e incontaminati la natura prosegue con i suoi ritmi, lenti e armoniosi. Provo a riascoltare e assaporare il silenzio dello Ngorongoro e del Serengeti, il fruscio della savana, i rumori degli animali…….Osservo l'incedere elegante e rassicurante di una giraffa e già mi sento più sereno, più sollevato……. Rivedo le gazzelle, i branchi di elefanti e gli ippopotami che poltriscono in una pozza, ne sento il rumore dell'acqua che smuovono, e mi riempio di pace…… e ancora mi sembra di avvertire il respiro pesante e intimorente del leone e mi rimetto in un angolo, con circospezione e rispetto, ad osservarne le ragli movenze: che spettacolo!
Incrocio quindi lo sguardo di un masai, che tranquillo e spensierato se ne sta, appoggiato al suo bastone, ad osservare le quattro capre che alleva e l'infinità che ha innanzi, incurante della sua casa di fango e delle mosche che lo circondano……. Risento la voce pacata e amichevole della guida Cornelius e so che lui è là e poi, in lontananza, gli strilli dei bambini che si avvicinano e vogliono saltarmi sulle spalle e giocare……… e gli occhi si gonfiano commossi! Rivorrei la mia tenda, isolata nella savana, con un tramonto spettacolare davanti, con i branchi di erbivori a farci compagnia e…..…rivorrei quella semplicità che a volte qua perdo di vista… e che bello chiacchierare intorno al fuoco illuminati da una stellata australe!!!
Rivorrei… ma è ora di andare… rumori, suoni, confusione… mi devo risvegliare! Gente, gente e poi gente… devo andare!!! Ma dentro mi sento meglio e ringrazio l'Africa, continente ricco e generoso, per l'emozioni che mi ha fatto provare e per le sensazioni che ancora mi trasmette!!!
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Alessandro |
RITORNO A CASA
Andare in Africa permette di riconciliarsi con la vita. E' una terra in cui è facile rendersi conto di quanto sia limitato l'orizzonte dei nostri problemi quotidiani, perché presenta ai nostri occhi quella purezza che forse non sappiamo più apprezzare. In ogni momento c'è qualcosa che ce lo fa ricordare: il sorriso di un orfano mentre gli doniamo una penna,l'ultimo raggio di sole che attraversa un parco, il silenzio millenario rotto solo dal sibilo del vento.
Credo sia l'unico posto al mondo in cui, scendendo la scaletta dell'aereo una volta arrivato, sento aria di casa. L'Africa pervade, cattura, non lascia più. Nell'immaginario comune richiama alla mente spazi sconfinati al cospetto dei quali l'uomo è messo di fronte all'immensità del creato, un po' come quando si guarda il cielo stellato. E spesso è il dettaglio in uno spazio sconfinato a permetterci di sentirci un pò meno piccoli, a farci intuire un significato, come quando superiamo una persona che solitaria cammina nel nulla per decine di chilometri, scopriamo un uccello dagli sgargianti colori in una zona arida, sostiamo in un villaggio i cui abitanti osservano le stesse usanze da migliaia di anni. Inseguivamo questi momenti, personalmente anche per fotografarli, a volte con frenesia, ma la realtà è che bisogna attendere, pazientare, aspettando quella vibrazione nell'aria che comunque non può rimanere impressa sulla pellicola come nell'anima. Da quel momento guarderemo con occhi diversi i documentari in televisione.
Non è solo un piacere per gli occhi osservare questa Natura che si espone in ogni sua forma, come ad esempio nell'epilogo di una caccia che vede il predatore affamato uccidere i piccoli di antilope: ammaliati da scenari di struggente bellezza non possiamo capire tanta crudeltà soprattutto essendo consci di guardare la stessa entità, la Natura, tanto bella quanto crudele. Ma non è questo l'ordine delle cose? Non è qui che si possono davvero toccare con mano la povertà e la fame, che lanciano la loro sfida tramite quegli sguardi che ci spogliano di quel senso di sicurezza proveniente dal benessere e dall'indifferenza?
Da occidentali,in quel momento,avvertiamo tutta l'iniquità del mondo, non possiamo non pensare ai diritti negati e calpestati, alle ricchezze rubate, alle guerre ed alle carestie ignorate se non di rilevanza economica. Loro probabilmente non sanno che farsene dei nostri sensi di colpa, e i bambini, quando arriviamo in villaggi costruiti col fango e abitati da persone che non hanno nulla, ci salutano raggianti correndoci incontro.
Mi ha colpito in particolare un oasi tra questi orizzonti che si perdono all'infinito, si chiama Ngorongoro ed è un cratere formato da un vulcano collassato, di diametro di una ventina di chilometri. Racchiuso tra le sue pareti c'è un microcosmo che presenta un caleidoscopio di scenari naturali in cui vivono amalgamati quasi tutti gli animali africani. Cosa si prova osservandolo dalla terrazza del nostro lodge, che lo domina quasi per intero? Una vertigine dello sguardo, un sussulto del cuore: non avevo mai visto tanta bellezza con un singolo colpo d'occhio. Sembra proprio di avere di fronte un Arca di Noè, l'ultimo rifugio su cui possiamo contare in un mondo che affonda. Probabilmente non ci sarebbe posto per noi.
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Andrea |
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