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EPISODIO
La prima sera che pernottiamo ad Opuwo conosciamo alcuni bambini del paese che rimangono a giocare con noi presso i nostri alloggi tutta la serata. Sono una decina e di diverse età. Uno di loro, il più grande, mi sembra in gamba, sa scrivere e parla bene l'inglese. Si chiama Weripuravi avrò all'incirca 12 anni ed è un po' il capo del gruppetto. Mi chiede se ho per loro vestiti, biro o altro. Io gli prometto che il giorno successivo compreremo delle biro. Per curiosità gli chiedo se hanno un pallone per fare due tiri a calcio. Il pallone non ce l’ hanno ma dall'entusiasmo che mi manifesta capisco che averne uno per lui sarebbe un sogno. Lasciamo i bambini, d'accordo di incontrarci l’ indomani.
Ho fatto una riflessione inevitabile quella sera: pensavo a questi bambini felici per aver giocato con noi al girotondo e li paragonavo a quelli italiani divertiti solo davanti ad una Play Station. Il giorno dopo compriamo una trentina di biro e le distribuiamo ai bambini del paese. Solo in un negozio troviamo i palloni e ne compriamo due. Appena vedono i palloni Weripuravi e gli altri impazziscono dalla felicità, ringraziano e corrono via a giocare. Due minuti dopo vediamo venirci incontro un signore abbastanza anziano con i due palloni sotto braccio e i bambini al seguito. E’ il padre di Weripuravi e vuole spiegazioni sui palloni; chiede se davvero glieli abbiamo regalati o se sono nostri e loro ce li hanno portati via, rubati. Lo rassicuriamo, lui restituisce i palloni ai bambini e ci ringrazia.
Sono rimasto molto colpito dall'onestà umile e forte di questo uomo che non ha abbastanza soldi per comprare un pallone ma si preoccupa di restituirci quello che suo figlio povero avrebbe potuto rubare a noi ricchi.
Nicola |
LA MIA PRIMA AFRICA
Non ero mai stato prima in Africa e la Namibia è stato il mio primo contatto con questa terra... fantastica. La Namibia è vasta e le cose da vedere sono molte e diverse tra loro, mi ha veramente affascinato con i suoi parchi, la savana sterminata che si perde fino all’orizzonte, gli animali, il deserto con le sue alte dune, il Fish River Canyon, una natura selvaggia ed “incontaminata” che lascia davvero stupiti ed esterrefatti. Il contatto con le popolazioni del luogo ed in generale con la gente è l’aspetto che mi ha lasciato i ricordi più belli e significativi. I namibiani sono cordiali e accoglienti, subito pronti al dialogo e al sorriso, in certe occasioni questo tipo di atteggiamento può essere di circostanza vedendo in noi turisti una sorta di miniera d'oro da cui avere un regalo o una monetina per una foto ma vedere un bambino con un sorriso fino alle orecchie per una penna nuova fa sicuramente tenerezza.
Ci sono stati un paio di episodi che mi hanno fatto pensare...sono successi entrambi a Opuwo; stavamo cercando i lodge/campeggio dove avremmo dormito, percorrendo una strada polverosa siamo passati davanti ad un edificio che penso fosse adibito a scuola e nel giardino c'erano una decina di bambini che aprivano degli scatoloni. Stavano scegliendo tra i vestiti usati mandati da chissà quale associazione umanitaria e una bambina avendo trovato una maglia della sua misura faceva salti di gioia per tutto il giardino... Il giorno seguente diretti alle Epupa falls siamo usciti dal paese e in periferia vi erano situazioni di povertà disastrose, ricordo come se fosse ora che un bambino di pochi anni rovistava nella spazzatura riversa sul ciglio della strada e mangiava quel poco di commestibile che poteva trovare; al rumore delle nostre jeep ha alzato lo sguardo e con quei piccoli occhioni neri ha fissato la carovana di auto cha passava. Non sono riuscito a fotografarlo anche se ero pronto per farlo, mi sembrava di sfruttare la sua situazione disastrosa come trofeo da portare a casa, di trattarlo come un "fenomeno da baraccone”...non ce l’ ho fatta.
Siamo inoltre venuti a contatto con gli Himba, tribù nomade che vive di pastorizia, che ci ha permesso di visitare un loro villaggio ovviamente in cambio di qualche regalo e una buona mancia. La loro forma di scambio dovrebbe essere solo il baratto ma purtroppo con l’avvento dei turisti anche loro hanno capito come funzionano le cose e chiedono subito dei soldi per farsi fare le foto. Si sono sempre dimostrati cordiali e disponibili, abbiamo visto le loro capanne di fango dove dormono con le capre. Un'altra situazione sociale abbastanza delicata l’abbiamo notata nel sud del paese nella zona dei diamanti, forti interessi e sete di denaro creano situazioni surreali: le grandi compagnie percepiscono guadagni impensabili sfruttando la popolazione in cambio di un pugno di riso. In tutta la zona sparano a vista a chiunque varchi le recinzioni di delimitazione dell’area dei diamanti.
Tutte queste realtà non fanno altro che rendere più interessante un viaggio già di per sé molto bello e contribuiscono a creare quel “mal d'Africa” che prende un po' tutti quelli di ritorno dal continente nero. Mi auguro di poterci ritornare di nuovo....
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Paolo |
...TU CHIAMALE SE VUOI EMOZIONI...
La Namibia è un paese capace di donare tantissimo a chi ama viaggiare.
A distanza di oramai tre mesi dal nostro ritorno provo ancora una grande emozione al ricordo di quel cielo azzurro e terso, della savana sconfinata e silenziosa, disturbata solamente dai fuoristrada che passano sollevando grossi polveroni.
E poi il deserto, capace di nascondere le sue tante insidie dietro al suo fascino irresistibile. Ho visto la potenza dell'oceano abbattersi ostile lungo le coste della Skeleton Coast, le acacie, sparse ovunque, vegliare solitarie sul territorio affinché tutto rimanga immutato, affinché il tempo continui a scorrere con la lentezza di sempre, quasi a rasentare l'immobilità.
E magari alle loro spalle il sole decretava la fine di un altro giorno con un altro indimenticabile tramonto africano.
Cesare G. |
STORIE DI INFINITO
Infinito... questa una delle sensazioni più provate in Namibia. Paura e rispetto, stupore e sconforto nel rapportarsi con una grandiosità inusuale, circondati da varietà animali incredibili e spazi intangibili.
La strada...l’aspetto più temuto e discusso prima di partire. Non avrei mai potuto immaginare quanto rettilinee, lunghe e senza fine fossero realmente le piste che avremmo battuto da lì a poco. "Non finiscono mai”, mi sentivo ripetere ed in effetti abbiamo percorso strade tracciate con una riga, rettilinei di 30 chilometri, che si perdevano nell’orizzonte. Spesso con i nostri tre fuoristrada ci perdevamo nello spazio, circondati dal nulla, inseguendoci l’uno dietro all’altro, guidati dal fumo sabbioso del nostro polveroso percorso. Intorno, ad accompagnarci, il colore dell'infinito, dal rosso del deserto del Namib, al giallo della savana, al bianco dell’ Etosha Pan fino alla nebbia della Skeleton Coast e all’azzurro freddo dell'Atlantico.
La savana... tanto inaspettatamente varia e naturalmente equilibrata; lo stupore di un impatto improvviso con un mondo mai vissuto così da vicino e improvvisamente compreso, reale e maestosamente tangibile. I primi animali soli, poi i grandi gruppi di erbivori e la ricerca entusiasta ed eccitata, con i binocoli, degli animali più rari, dei carnivori. Infinito... il rispetto per il re della foresta, ben visibile nel comportamento istintivo degli altri animali, guidati da secoli di esperienze, e anche da parte nostra per un miracolo della teoria darwiniana: così forte e sicuro nel suo ambiente naturale, ma tanto vulnerabile al confronto della stupidità umana. La nostra gioia nell’essere entrati a contatto con un elemento tanto selvaggio ed autentico, nell’aver vissuto direttamente dinamiche naturali incredibilmente autentiche.
Il deserto... che si insinua lento e inesorabile in enormi spazi tra cielo, terra e mare. Il colore chiaro e freddo delle prime dune sulla Skeleton Coast, tra le nebbie di un oceano insidioso e il vento pungente e costante. Il Namib ci accompagna nella strada verso sud e via via cambia nei tratti distintivi, risultando inaspettatamente vario ed estremamente affascinante. Per molti di noi è il primo contatto con un ambiente tanto inospitale e desolatamente arido. In realtà rimaniamo colpiti dalle molteplici sfaccettature di questo deserto, il più antico del mondo. Il colore della sabbia, via via più caldo e dai colori forti, rossastri, i giochi di luci ed ombre che delineano crinali definiti e morbidi, le altissime dune da scalare per poi gustarsi un'alba caleidoscopica.
Infinito... reale e palpabile nelle distese sabbiose di fronte a noi, nel silenzio del vento, fattore instancabile, nei colori limpidi e definiti del cielo, della sabbia e delle ombre, nel senso interiore di rispetto, riflessione e ammirazione. Mai come nel confronto diretto con tutto questo ho capito quanto fosse “dolce naufragare in questo mare” …
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Alessandro |