NAMIBIA
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SENSAZIONI DI VIAGGIO

Non c'è nulla al mondo che mi appassioni e mi coinvolga totalmente quanto un viaggio. Non è solo un momento di distrazione e non riesco a racchiudere ciò che vivo in giro per il mondo nella parola “vacanza”. Per me girovagare per il mondo, conoscere luoghi lontani, confrontarmi con culture diverse è indispensabile. Tutte le esperienze raccolte vengono interiorizzate e vanno a comporre un tesoro interno da cui attingere quotidianamente. Cosa significa “la vacanza è vacanza”? Cosa vuoi dire “in vacanza bisogna riposarsi”?

Sono espressioni che non trovano riscontro in ciò che vivo. Riposo significa avere la possibilità di peregrinare con la mente, pormi innanzi a situazioni e persone del tutto diverse da me, ma che esistono, fanno porte del mio mondo. Stimolato in ogni istante da tutto questo cercare di apprezzare ciò che sono e siamo e provare a comprendere qualcosina in più della strada percorsa e da percorrere. Nel nostro viaggio abbiamo percorso 6000 chilometri, di cui 5000 su strada sterrate, non ci siamo alzati mai dopo le 5.30, abbiamo mangiato poco e male, ci siamo anche lavati assai di rado... ma è stata una delle esperienze più belle, intense ed arricchenti della nostra vita. Di fronte a spazi infiniti, innanzi alla grandiosità di una natura varia, selvaggia, equilibrata e sapiente, a contatto con bambini che vivono sorridenti in case di fango, dormendo tra le capre, credete che tutto ciò da cui ogni giorno, nel nostro mondo, siamo presi abbia ancora importanza? Certo la nostra posizione è molto privilegiata, a volte vergognosamente comoda; ma già porsi davanti a pensieri profondi diversi dal quotidiano e cercare di immedesimarsi, ma anche capire solamente che esiste un punto diverso per vedere le cose, rapportarsi con l’esterno in maniera non convenzionale, sono opportunità ed esperienze uniche... per noi questa è vacanza!

Il nostro viaggio inizia mesi prima della partenza con la scelta della meta in base allo disponibilità economica e al tempo; il mondo è tanto vasto e vario che le mete si sprecherebbero e quindi rispettiamo sensazioni e gusti personali. Ormai il gruppo è ben collaudato e ancora adesso rimango sorpreso della fortuna avuta nell'incontrare sei amici così speciali, da riuscire a condividere giorni e giorni di vita insieme, in modo spensierato, spontaneo e naturale. Costruiamo passo passo l'itinerario, leggendo guide e riviste, chiedendo consiglio a chi già è stato li, setacciando siti internet. Cresce intanto l’attesa, l’immaginazione è già in viaggio e le aspettative aumentano. I giorni sul posto sono densi da morire, intensi dall’alba al tramonto, in una foga di conoscenza errante incredibile. Posti stupendi, fuori dal mondo, di fronte a cose magnifiche, noi sette, l'incoscienza e la smania dei nostri 22 anni, l’allegria delle serate davanti al fuoco, ben riscaldati dal vino... ma cosa volere di più? Il ritorno non è mai traumatico e in fondo un po' di nostalgia l’abbiamo tutti; di solito io sono sempre inusualmente tranquillo nei giorni seguenti e riesco veramente a vivere il quotidiano con un certo distacco, ne noto alcune volte l’assurdità e mi chiedo quale sia la strada, il segreto per dare valore al regalo della vita mia e degli altri poi, pian piano, vengo risucchiato dalla routine e da pensieri inevitabilmente limitati, indosso la maschera e mi ripresento per il gioco delle parti... In queste e nelle seguenti poche righe abbiamo cercato di trasmettere, poco e male probabilmente, ciò che anche quest'anno abbiamo vissuto insieme e che è ormai patrimonio interno di ciascuno, ricchezza da conservare e che vogliamo provare a condividere e a trasmettere agli altri E' molto, troppo difficile trasferire esperienze del genere, che non si riescono a stilizzare, se non con sussulti ed emozioni, che vogliamo comunque provare a regalarvi.

Alessandro

 

 

TERRA MERAVIGLIOSA

Come raccontare in poche righe il viaggio in Namibia.

Un 'esperienza tanto bella,soprattutto per chi come me assaggiava per la prima volta un po' d'Africa, che il primo pensiero una volta a casa è stato quello di tornare in questo continente così magico. Parlare della Namibia è parlare del deserto desolato e silenzioso con le sue dune e i suoi cieli illuminati da un corteo di stelle luminose che è fonte di meraviglia e che ti fa sentire piccolo piccolo di fronte alla sua universale immensità; è parlare della savana regno di tante specie animali che lottano ogni giorno la spietata lotta per la sopravvivenza e la cui maestosità o eleganza fanno rimanere a bocca aperta; è parlare delle popolazioni locali, in particolare degli Himba, con la loro vita da pastori in una terra arida e ingenerosa che riporta agli albori della civiltà umana, con il colore e l’odore indimenticabili dell’ocra spalmata sulla pelle di bellissime donne, con la loro povertà che si può leggere negli occhi di meravigliosi bambini e che non può far a meno di fare riflettere e fare arrossire un po’ di vergogna; é parlare del suolo ricco di giacimenti di diamanti che fanno la fortuna delle multinazionali del settore, suolo sul quale, in un assurdo contrasto, chi vive e lavora abita in squallide baracche.

Certo qualche frase non può spiegare i colori, gli odori, i paesaggi, le migliaia di chilometri percorsi in fuoristrada su piste infinite, il sentire il respiro di un leone, il vedere il volto dei bambini che si illumina di gioia per qualche minuto passato a giocare con loro o semplicemente per il regalo di una biro o di un pallone, ma può sicuramente accendere la voglia di vivere un’ esperienza in questa terra meravigliosa.

Filippo

 

 

 

ETOSHA NATIONAL PARK

Che dire di questo parco infinito...? Il primo impatto è stato per me quasi scioccante, dal momento che, quasi d'improvviso, mi sono trovato in una immensa distesa di niente... gli occhi vagavano all'orizzonte, proprio come al mare, ma al posto dell’acqua chilometri e chilometri di terra. Che sensazione! Quasi da far mancare il fiato.

E' così inusuale vedere questi ampi spazi senza essere mai interrotti visivamente da case, ponti, megastore, o qualsiasi altra "interferenza”. Eppure c’é, una parte di terra non ancora intaccata dall'uomo. Un silenzio quasi imbarazzante regna sovrano, anzi, mi sento quasi in colpa per il rumore provocato dalle nostre jeep. Una rada vegetazione cresce timidamente qua e la, ma ciò è provocato dalla stagione secca, e proprio tale periodo rende il tutto ancora più affascinante. Al centro del parco si estende l'Etosha Pan, un 'enorme depressione poco profonda, per la maggior parte dell’anno asciutta, dal colore bianco argentea, quasi cristallino, che evoca magici paesaggi lunari.

Ma eccoli, gli abitanti della savana: prime fra tutti incontriamo le zebre, facilmente avvicinabili. Noto con curiosità che le celebri striature non sono solo nere! Infatti hanno anche sfumature che tendono al marrone chiaro; il tutto su uno sfondo bianchissimo. Ciò che mi ha colpito molto infatti è stata la loro pulizia. Difficili da non notare sono certamente le giraffe: impressionante la loro altezza, così come la loro eleganza nel camminare. Buffissimo è il loro modo di bere. O meglio, il modo per poter raggiungere (senza cadere!) l’acqua delle pozze: passa molto tempo prima che riescano a trovare la posizione ottimale per bere. La precedono, infatti, moltissime "prove di assestamento"... Quando incominciano a sorseggiare un po' d’acqua è quasi un sollievo anche per me.

Ecco in lontananza il primo elefante: si sta dirigendo verso una pozza, ma vista l’andatura non troppo sostenuta decidiamo di visitarne un’altra. Ritorniamo dov’eravamo prima, ma l'elefante non è ancora arrivato! Ma manca ancora. poco... Lo ammiriamo mentre si abbevera e possiamo sentire il rumore del suo fiato! Un’immagine bellissima di elefanti l'ho avuta in una delle pozze piè grandi che abbiamo visto: un grande branco, e i piccoli che giravano sotto la pancia dei più grandi, si nutrivano del latte della mamma, un elefante mentre faceva “stretching" ad una gamba, proboscidi che si alzavano in aria liberando sabbia sul proprio dorso per proteggere la pelle così ruvida, ma così sensibile allo stesso tempo.

Ogni tanto si incontravano sciacalli, che sembrano piccoli cagnolini dalle orecchie un po' più grosse e dall'aspetto vispo e furbo. Qualche sera il abbiamo incontrati anche in campeggio mentre passeggiavano tranquillamente in mezzo ai turisti… ma nessun pericolo. Solo in un'occasione abbiamo incrociato tre iene che, con fare abbastanza goffo, guardavano con aria di sfida un branco di hympala, simili ai nostri camosci.

Ma l’incontro più emozionante è sicuramente stato con il re della foresta: il leone. Anche se visto in lontananza, si è capito subito la grande influenza che ha sugli altri animali. E’ impressionante come zebre, hympala, gnu si blocchino totalmente alla vista del grande felino; si riesce quasi ad avvertire la loro paura. Tutti lo scrutano molto attentamente mentre si abbevera, e infonde nell'aria una ventata di gelo, sebbene i trentacinque gradi.. Una volta dissetato il leone raggiunge poi una coppia ed il loro leoncino sdraiati sotto un albero, mentre gli altri animali, sventato il pericolo, ritornano a bere più tranquilli. Un quadro indimenticabile.

Jacopo

 

 

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