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Un viaggio in Mali

E’ bastata una email spedita prima del viaggio per stabilire un contatto con Mons. Georges Fonghoro, Vescovo cattolico di Mopti in Mali.
“Siamo un gruppo di viaggiatori italiani che visiterà il Mali durante le prossime vacanze di Natale. Il nostro itinerario ci porterà a Mopti il 3 e il 4 gennaio, ci farebbe piacere incontrarLa…”
Ne è seguito un cortese carteggio elettronico, con  lo scambio dei numeri di telefono, e la promessa di rivederci in Mali.
Partiamo il giorno di Natale, e faticosamente dopo due lunghi scali ad Algeri e Niamey raggiungiamo la capitale Bamako.
Il Mali è un paese grande quattro volte l’Italia, incastonato nel cuore dell’Africa Occidentale, ex colonia francese indipendente dal 1960. Gli undici milioni di abitanti che lo popolano vivono quasi interamente lungo il corso del Niger, che percorre il paese, tingendo di verde una vasta pianura, stretta tra le sabbie del Sahara a Nord, e gli aridi arbusti della Savana a Sud.
Iniziamo la visita da Djennè, dove si erge l’imponente moschea interamente costruita impastando fango su travi di legno, secondo l’originalissimo stile sudanese.
Per quattro giorni percorriamo a piedi la falesia di Bandiagara, salendo e scendendo tra i villaggi Dogon, incantati da scenari mozzafiato.
Da lì,  raggiungiamo con le Jeep Timbuctù, la porta del deserto, mitica città capolinea delle carovane che dal Marocco attraversano il Sahara sfidando la sorte e la sete per 52 interminabili giorni a dorso di cammello.
Da Timbuctù una navigazione di tre giorni lungo il corso del Niger a bordo di una pinasse, una grossa piroga fluviale, ci conduce al porto di Konnà.
E’ ormai il 3 gennaio, carichiamo gli zaini sul pulmino e ci mettiamo alla ricerca della Curia di Mopti. Le indicazioni sono approssimative, ci perdiamo per le strade polverose di Sevarè. I suggerimenti dei locali, evidentemente ingannati dal nostro francese confuso, ci portano ad alcune chiese protestanti. Una suora in motorino, incontrata per caso, ci indica finalmente la strada, dopo averci rimproverato che il Vescovo ci aspettava già da un ora.
La curia di Mopti occupa un palazzotto moderno alla periferia della città. Varchiamo il cancello ed il Vescovo ci accoglie sorridente nel cortile. Veste una tonaca color crema ed un paio di sandali: “Venite a bere qualcosa -  ci dice in un buon italiano – sarete stanchi per il viaggio.”
L’accoglienza è fraterna. La notte saremo ospiti della foresteria della curia, un edificio spartano con camerate a dieci letti, costruito da un gruppo di volontari di Brescia, che collabora stabilmente con la diocesi.
A cena nel refettorio approfondiamo la reciproca conoscenza. Mons. Georges Fonghoro non ha compiuto 50 anni, è nato in un villaggio dogon della Falesia, ha frequentato il seminario di Bamako dove è ordinato sacerdote nel 1986. Successivamente  tra il 1996 ed il 2000 perfeziona i suoi studi a Roma. Tornato in patria, nel 2003 è eletto Vescovo di Mopti, la più vasta diocesi del Mali, che pur coprendo un territorio pari a due volte e mezzo l’Italia, conta solo 6 parrocchie e 26.000 fedeli. I cattolici in Mali rappresentano poco più dello 0,5% di una popolazione quasi interamente musulmana.


Ovviamente qui la Chiesa, oltre a guidare il suo piccolo gregge, è attivissima nei settori educativo e sanitario con servizi destinati alla generalità degli individui. La diocesi coordina il lavoro delle numerose missioni religiose presenti sul territorio, e gestisce direttamente diverse scuole elementari, una scuola professionale che conta 2.000 iscritti, alcuni ambulatori, un reparto maternità, e presto – ci dice il Vescovo con orgoglio – un ospedale: un gruppo di cinquanta bresciani ne terminerà la costruzione entro il mese di febbraio.
Il rapporto con l’Islam è ottimo, si lavora nella stessa direzione – sottolinea senza esitazione - così come è frequente e costruttivo il rapporto con le Istituzioni locali. La diocesi ha pochi fedeli, ed esigui finanziamenti stanziati da Roma: la collaborazione con il governo è fondamentale per la realizzazione delle opere diocesane, tanto quanto il rapporto con i gruppi di volontari dall’estero.
Su insistenza del Vescovo, dopo cena riceviamo la visita del Governatore della regione di Mopti, che dopo aver tessuto le lodi della diocesi e dei volontari italiani, non sottace i gravi problemi sociali e sanitari che affliggono il Mali, e che a Mopti si tenta di risolvere con la collaborazione e con il dialogo. La chiacchierata è un tuffo nella realtà del paese, che abbiamo vissuto fino a quel momento con l’occhio lieve del turista, ed appare a tutti un passaggio chiave, seppur inatteso, di questo viaggio.
La diocesi ha bisogno di tutto: denaro, medicine, vestiti estivi, cancelleria per la scuola, giocattoli.
Alleggeriamo gli zaini del poco che siamo riusciti a portare lungo il viaggio, e l’indomani a colazione ci congediamo dal Vescovo.
Partiamo con un po’ di amarezza, per il soggiorno troppo breve, ma con una rinnovata fiducia nel servizio della nostra Chiesa.
Lungo il viaggio di ritorno mi sono chiesto in cosa risieda il fascino della Chiesa missionaria.
Forse nel suo sforzo incessante verso la costruzione di una giustizia terrena, anticipo visibile e concreto di quella del Regno. Forse nel suo essere formata da uomini che ci indicano la strada con la fatica dell’esempio, più che con la cattedra dell’ ammonimento.


Mi sono tornate utili le parole di Isaia (6, 8): “Poi udii la voce del Signore che diceva: "Chi manderò e chi andrà per noi?". Io risposi: “Eccomi, manda me!”
Non sta tutto in questa risposta senza esitazioni il volto sublime della Chiesa missionaria?
La chiamata è alla portata di tutti, non ha bisogno di capacità specifiche o di lunghi viaggi, eppure più la sommergiamo con i rumori di fondo di questa vita, più restiamo abbagliati dall’esempio di chi vi ha risposto, senza paura, senza esitazione.

 

Alessandro (Sindi)

 

 

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