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8° giorno: Hofn – Jokulsarlon – Skaftafell; bus di linea; Km 90.
Ci muoviamo da Hofn per portarci sotto quello che, dopo l'Antartide e la Groenlandia, è il più grosso ghiacciaio del mondo: il Vatnajokull. Le ampie distese sabbiose sono il segno del lento, ma costante ritiro del ghiacciaio, che lascia dietro di sé decine di chilometri di detriti. Le spiagge nere, segni di vicini vulcani che si mescolano al ghiaccio con conseguenze trgico-spettacolari, ci accompagnano lungo il tragitto. Arriviamo a Jokulsarlon**** , un ampio lago ove galleggiano in uno spettacolo irreale grossi pezzi di ghiaccio, iceberg, che vanno qui alla deriva prima di raggiungere il mare. Le varie tonalità del ghiaccio e dell'acqua sono spettacolari, ma richiamati dagli stretti tempi delle pause del bus, rinunciamo al giro in barca del lago e, comunque soddisfatti, ripartiamo verso Skaftafell*** . Questa è la base di partenza per i numerosi trekking, più o meno impegnativi, per la visita del parco e del Vatnajokull**** . Noi ne facciamo una da circa 6 ore, arrivando fino ai piedi del ghiacciaio e godendo dall'alto della visione dei molti fiumi uscenti dal suo fronte, che dopo chilometri lungo le nere spiagge si perdono per noi all'orizzonte prima che nel mare. Il silenzio regna sovrano e la cascata di Svartifoss*** , se pur piccola, risulta particolarissima, viste le eccezionali formazioni basaltiche che la circondano. Alla sera stiamo nel ben attrezzato campeggio, che comunque non appare così chiassoso come descritto su alcune guide.
9°giorno: Skaftafell – Landmannalaugar; bus di linea; Km 110.
Decidiamo di rinunciare alla visita di Vik per portarci all'interno ed inoltrarci in zone molto selvagge ed incontaminate. Attraversiamo numerosi fiumi e dopo una rapida visita alla “gola di fuoco”, dove un tempo passò la lava di una violenta eruzione , arriviamo a Landmannalaugar**** . Questo luogo straordinario è circondato da cime variegate, di diverse colorazioni e forme morbide, composte naturalmente da materiale vulcanico come riolite, zolfo e altri minerali. Qua e là il vapore sprigionato dalle profondità ci ricorda l'attività della zona; compiamo un breve trekking nel vasto campo di lava fino a salire un po' per godere dell'unicità del paesaggio di questo luogo e per renderci bene conto delle passate eruzioni vulcaniche, osservando il fronte lavico e le gole scavate dai fiumi infuocati. Torniamo nel fangoso campeggio ove anche noi sfruttiamo le risorse della terra, immergendoci in una piscina naturale d'acqua riscaldata; un bagno davvero irripetibile, circondati da monti con ghiacci, tra fumi, lava e profumi di zolfo.
10° giorno: Landmannalaugar – Selfoss; bus di linea; Km 120.
La mattinata è dedicata a un ultimo bagno e alle consuete foto, nonché all'asciugatura dei capi bagnati. Riattraversiamo parti desolate ed affascinanti, che chi ama davvero non può perdersi, magari compiendo il lungo (tre giorni), impegnativo, ma uno tra i più belli al mondo di trekking che va da Porsmork a Landmannalaugar. Superiamo numerosi fiumi e ci troviamo su neri sentieri battuti, che poco hanno delle strade; arriviamo ad un punto di osservazione per il vulcano Hekla, ancora molto attivo, la cui sommità è però coperta dalle nuvole; non possiamo far altro che proseguire, visto che l'ascesa al vulcano è lunga (circa 10 ore) ed impegnativa. Ritorniamo sulla strada circolare ed arriviamo a Selfoss** , maggior centro abitato del sud-ovest, che decidiamo di usare come punto di partenza per le visite dei numerosi punti di interesse turistico della zona. La città piccola ed ordinata non offre particolari attrazione, anche se proprio qua abbiamo uno dei pochi incontri con la gente locale, che si dimostra simpatica, aperta ed interessata ai modi di vita dei lontani “Mediterranei”.
11° giorno: Selfoss - Geyser – Gulfoss – Selfoss; bus di linea; Km 120.
Partiamo per uno dei più classici giri turistici, battuti anche da chi in Islanda è solo di passaggio. Arriviamo a Geyser*** , luogo simbolo dell'isola ove un getto di acqua calda si alza di circa venti metri ogni quattro minuti, mettendo a prova la reattività dei numerosi fotografi. Il geyser di oggi è assai inferiore, rispetto agli 80 metri che nel passato venivano raggiunti, ma continua ad essere un'ennesima dimostrazione di forza della natura. Intorno vi sono moltissime sorgenti d'acqua termale colorata, soffioni più piccoli e depositi minerari. Altra attrattiva famosissima è Gulfoss*** , a pochi chilometri da geyser; si tratta di una cascata dalla grande spettacolarità, composta da tre diversi salti, con effetti cromatici mutanti al variare della luminosità. Meno incontaminata e potente rispetto Dettifoss, è possibile visitarla in circa un'ora ed avvicinarsi a tal punto ad essa, da toccare le sue acque. Torniamo a Selfoss, dove pianifichiamo gli spostamenti per i giorni successivi, viste le molte cosa da vedere ed i trasporti pubblici non molto efficienti.
12° giorno: Selfoss – Heimaey; bus/nave; Km 45.
Partiamo per il vicino porto di Porlakshofn, da dove ci imbarchiamo per le isole Vestmannaeyjar**** , con uno dei due traghetti che fa la spola tra la terra ed Heimaey. Inizialmente volevamo trascorrere sull'isola un solo pomeriggio, ma presto ci siamo resi conto di quanto una intera giornata fosse già poco. Heimaey è la più grande delle 17 isole, tutte di origine vulcanica, l'ultima delle quali emersa solo nel 1963: Surtsey. Arrivando si entra nel porto attraverso una strettoia tra pareti rocciose a dirupo sul mare popolate da varietà di uccelli e rocce laviche dell'ultima, recentissima esplosione dell'isola nel 1973, in cui il materiale fuoriuscito dal cratere si fermò a soli 175 metri prima di chiudere l'ingresso al porto. Il campeggio è situato nel cono di un arcaico vulcano, mentre davanti a noi il rossiccio monte fumante e un altro vulcano ormai inattivo ci fanno capire quanto sia unico questo luogo. Attraversiamo un campo di golf in ottimo stato, uno dei più settentrionali al mondo, e andiamo a caccia di pulcinella di mare, piccoli volatili colorati, con un becco arancione; ne troviamo in gran quantità, ma per fotografarli è necessario non soffrire di vertigini, visto che bisogna sporgersi non poco dalle alte scogliere. Dopo circa due ore ci incamminiamo verso il vulcano più giovane dell'isola, l'Edfell, che si può scalare facilmente seguendo uno dei numerosi sentieri; dopo circa mezz'ora siamo in cima e dall'alto si gode di un panorama favoloso: il rosso della recente lava si confonde con il verde acceso dell'isola ed i vapori del suolo ancora caldo danno l'idea dell'attività sotterranea presente. Alla sera mangiamo pesce in un ristorantino del luogo, dove, se pur a caro prezzo si possono gustare anche le pulcinella di mare.
13° giorno: Heimaey – Blue Lagoon – Reykjavik; bus di linea; Km 230.
Lasciamo al mattino il porto, passando di fianco al recito ove l'orca protagonista di “Free Willy” viene rieducata per tornare libera; il viaggio dura due ore, la nave piuttosto grossa rende il tutto confortevole, anche se la costa che speravamo di vedere non è visibile a causa della foschia. Arrivati sulla terra ferma andiamo verso Blue Lagoon** , rinomato luogo di benessere islandese; il posto è molto moderno e pulito (anche caro), le acque sono naturalmente caldissime e ricche di minerali vari che, dicono, rigenerino le attività corporee. La piscina naturale è vastissima e molto frequentata, anche se la particolarità del bagno a Landmannalaugar non ha eguali. Ripartiamo per la capitale, ripercorrendo quella strada che ci aveva portato dall'aeroporto a Reykjavik** . Abbiamo ora una giornata intera per la visita della città, per le vie della quale già alla sera camminiamo infreddoliti.
14° giorno: Reykjavik.
Per visitare la città è possibile usufruire degli autobus cittadini, oppure anche a piedi ci si può spostare da una parte all'altra. Il traffico, abituati con i nostri parametri, è sopportabilissimo e le vie sono in ordine. Iniziamo dall'edificio più in vista, la chiesa imponente del 1974 Hallgrimskirkja** , che con la sua architettura particolare e molto nordica può o meno impressionare; l'interno piuttosto spoglio merita comunque una visita. Particolari monumenti o musei di rilievo non ve ne sono e la cosa più piacevole è passeggiare tra negozi di maglioni e giardini tenuti con estrema cura. Bello è il porto, mentre interessante ed originale il municipio* in stile postmoderno situato nei pressi di un laghetto artificiale, a nord della città. Per gli amanti degli eventi storici si può visitare la casa Hofoi in cui avvenne il primo incontro ufficiale usa/urss tra Reagan e Gorbaciov.
Il centro*** è piccolo e raccolto e la sera, soprattutto di venerdì e di sabato, si anima di gente e di ragazzi, che vanno nelle numerose discoteche e pub; in queste occasioni, anche grazie all'alcool, la gente appare tutt'altro che fredda ed è molto facile conoscere persone e passare una piacevole serata. Per una visita soddisfacente della città è sufficiente mettere in preventivo due giorni pieni.
15° giorno: Reykjavik – Keflavik – Milano; bus/aereo; Km 45.
Il giorno dopo riordiniamo le cose e con un flybus, sul quale riprendiamo malvolentieri contatto con i nostri connazionali, raggiungiamo il piccolo aeroporto, da dove con un volo pomeridiano lasciamo questa isola fantastica. Io e i miei compagni di viaggio Jacopo, Filippo, Andrea, Cesare e Paolo ce ne andiamo con un'infinità di ricordi ed emozioni e non possiamo che consigliare a tutti gli amanti del viaggiare per conoscere una tappa in Islanda.
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Alessandro |
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