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13° giorno: traghetto – Labrador – Goose Bay – Labrador City; nave/auto; Km 600.
È l’alba, qualcuno di noi si alza per godersi l’arrivo nel Labrador****, che ci accoglie con una giornata splendida, cielo celeste, mare calmo. Il porto di arrivo è Goose Bay, noto per essere una base di addestramento per piloti militari. Noi sbarchiamo e con un certo “mal di terra”, iniziamo a percorrere la tanto attesa strada di ghiaia, che ci accompagnerà per circa mille chilometri. La natura è ancora verde e abbastanza rigogliosa, per la vicina presenza del mare. Subito ci imbattiamo in diversi animali selvatici, una volpe, un ermellino e dei falchi; il fondo stradale anche se sterrato non è poi tanto male e con il nostro van, anche se cittadino, non abbiamo problemi. Le macchine che incontriamo sono pochissime (una all’ora) e la vegetazione si fa via via più rada, diventando quindi tundra artica. Il nulla ci accompagna per chilometri e chilometri, con un susseguirsi di laghetti, fiumi e alberi sempre più bassi; i cartelli stradali raffigurano più che altro motoslitte, visto che per la maggior parte del tempo questa è una pista sulla neve. A metà strada attraversiamo Churchill Falls**, capolavoro dell’ingegneria elettrica, centrale elettrica enorme che rifornisce metà nord America; dopo circa otto ore arriviamo a Labrador City*, nient’altro che una miniera di ferro. È la notte di S. Lorenzo e mai come questa volta sarà indimenticabile: trascorsa accanto le nostre tende, davanti a un fuoco, guardando nel cielo terso le stelle cadenti, che si confondono con un’aurora boreale mozzafiato, spettacolo naturale incredibile…
14° giorno: Labrador City – Quebec – Baie Comeau – Forestville; auto; Km 680.
La strada sterrata non dà tregua e delude le nostre speranze di miglioramento; lasciamo Labrador City, passando proprio attraverso le miniere di ferro, enormi e tecnologiche. Puntiamo ora verso sud e a fine giornata rivedremo il fiume S. Lorenzo, chiudendo un cerchio iniziato due settimane fa. Man mano che andiamo verso il Quebec il verde ritorna a farsi più intenso e la strada**** con i suoi infiniti rettilinei e continui sali e scendi attraversa interminabili boschi. Il silenzio, la grandiosità degli spazi, l’enormità degli ambienti ci attorniano, facendoci vivere e sentire sulla pelle il valore e la grandezza della Natura. Entriamo nella provincia francofona verso sera, ricongiungendoci a malincuore con la civiltà, le cittadine e l’asfalto. Decidiamo di proseguire non senza fatica fino a Forestville**, ove a ridosso di un piccolo lago trascorriamo la notte. Le condizioni climatiche sono favorevoli e riusciamo ancora a vedere l’aurora boreale, che luminosa e colorata si muove nel cielo notturno, impossibile da imprimere su una pellicola, quanto impossibile da dimenticare.
15° giorno: Forestville – Baie St. Paul; auto; Km 300.
Molto stanchi per i lunghi spostamenti dei giorni precedenti, decidiamo di prendercela comoda e così trascorriamo la mattinata nel mettere a posto le nostre cose e nel pomeriggio andiamo al lago. Raggiungiamo infatti uno dei tanti luoghi che dà l’opportunità di fare attività balneare, ma stavolta evitiamo canoe, pedalò e qant’altro, per dedicarci a un po’ di riposo sulla spiaggia. I villaggi di pescatori, le isolate case nei boschi hanno lasciato il posto a ordinati centri abitati e invece di riservati e ospitali autoctoni, incontriamo chiassosi gruppi di turisti. Questa zona, sulla sponda ovest del fiume S. Lorenzo è molto ben attrezzata per l’accoglienza dei viaggiatori, sia dal punto di vista delle informazioni, sia per le strutture; in compenso però i prezzi sono decisamenti i più cari incontrati e la popolazione è piuttosto chiusa, orgogliosamente francese e quindi inevitabilmente antipatica. La sera, il fiume regalano ancora emozioni, con un tenue tramonto dai colori pastello, vissuto lunghe le strette strade tra piccoli centri abitati, costeggiando il S. Lorenzo.
16° giorno: Baie St. Paul – Quebec City; auto; Km 200.
Il ricongiungimento definitivo con la civiltà avviene con l’arrivo a Quebec City***, per la cui visita dedichiamo una giornata intera. Quebec è a tutti gli effetti una città europea, senza grossi edifici e con una certa storia, vivibele, con un clima perfetto d’estate, ma sommersa dalla neve in inverno. Passeggiamo nelle strade del centro, pulito e molto ordinato, visitiamo la prima chiesa cristiana del nord America, il castello e la cittadella; gli spazi verdi sono molti e tutti ben tenuti. Su uno di questi mangiamo, godendoci dalla posizione alta la vista della città, a dirupo sul fiume S. Lorenzo, che essendo domenica e une giornata serena, è solcato da decine di piccole barche a vela. Con facilità troviamo anche una postazione internet, dove possiamo finalmente dare nostre notizie a casa. La sera la città si anima con molteplici locali in perfetto stile francese, artisti di strada e pub con musica dal vivo.
17° giorno: Quebec City – monti laurenziani – Montreal; auto; Km 410.
Prima di lasciare la città dobbiamo trovare il tempo per recarci presso la stazione di polizia, per pagare una multa presa il giorno prima, a causa di un parcheggio un po’ distratto. La nostalgia per il verde e la natura selvaggia, ci riporta subito verso uno dei tanti parchi nei dintorni di Quebec City, nell’area dei monti laurenziani**. La zone offre, oltre a scorci molto suggestivi, di fiumi che scorrono tra verdi e morbide montagne, attrattive turistiche a volontà. Durante il periodo invernale il freddo e la neve avvolgono la regione e numerose sono le stazioni sciistiche; durante l’estate è invece possibile fare numerosi trekking, giri in barca, canoa o… rafting. Noi optiamo per quest’ultima attività e, senza guida, affrontiamo un percorso che ci viene detto essere molto facile; è piacevole percorrere le valli, circondati dal verde e dal silenzio, anche se incontriamo diverse difficoltà lungo il tragitto, tanto da dover chiedere l’aiuto di esperti del posto. Bagnati, stanchi, ma divertiti, ci rimettiamo in moto, direzione Montral. Cerchiamo un campeggio nelle vicinanze della città quando è già buio, dopo un intensissimo tramonto, trovando finalmente posto a una trentina di chilometri circa dal centro.
18° giorno: Montrel; auto; Km 230.
Ci districhiamo abbastanza agevolmente tra il traffico mattutino della metropoli e arriviamo presto nel centro per la visita della città. Montral*** ha tutte le caratteristiche della città nord americana, con grattaceli moderni, strade larghe e un profilo che da non lontano è inconfondibile. Il centro commerciale è molto esteso, con una rete di collegamenti sotterranei incredibile, che nei lunghi inverni permette di muoversi senza dover affrontare il gelo perenne; vediamo il circuito di Formula Uno, il casinò e lo stadio costruito per le Olimpiadi. Incontriamo anche molti italiani che vivono qua, immigrati da trenta, quarant’anni, nonché molte persone di etnie diverse, come è tipico nelle metropoli. Interessante è la parte vecchia, tranquilla, ben conservata, con chiese e monumenti che si confondono con i modernissimi edifici e che riproducono le costruzioni storiche europee, come per esempio, la chiesa di Notre Dame, uguale nelle forme, diversa nella maestosità. La sera la città è molto, molto vivace, come già ci avevano detto tutte le persone incontrate; noi partecipiamo volentieri alla vita notturna, permettendoci, come tradizione, una ultima notte di divertimento e balli.
19° giorno: Montreal – Toronto – Milano; auto/aereo; Km 66.
È il giorno della partenza. Con tantissimo rammarico, dobbiamo riordinare i nostri pochi cenci e andare verso l’aeroporto. Riconsegniamo il nostro straordinario mezzo, che ci ha accompagnato comodamente e con assoluta affidabilità per 7000 Km, senza riscontrare alcun problema; anche per il volo che avevamo deciso di anticipare per Toronto, per evitare problemi con la coincidenza con il volo intercontinentale, non abbiamo problemi… non ci manca che imbarcarci e lasciarci alle spalle, ma nel cuore, questa indimenticabile esperienza. Sull’aereo non rimane altro che una nostalgia per ciò che abbiamo visto, vissuto, fatto proprio. Il bilancio non può che essere positivo, per un viaggio reso ancora più eccezionale, perché condiviso con sei insostituibili amici: Andrea, Cesare, Nicola, Paolo, Pippo e, anche se solo con il pensiero, anche con il mancato compagno di tenda Jacopo…
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Alessandro |
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