CUBA
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I RIVOLUZIONARI NON VANNO IN PENSIONE

Chi va a Cuba e non rimane internato in qualche scoraggiante tana per turisti occidentali, avrà modo di verificare con quale orgoglio ed insistenza sia presentata ai turisti la “Revoluciòn”, punto di rottura rispetto ai precedenti corrotti regimi filo-americani guidata del carismatico Fidel Castro il cui culto della persona sorprenderà i viaggiatori abituati ad istituzioni democra-tiche. I cubani sono fieri della loro storia, ed hanno ragione di esserlo, dato che il loro paese ha saputo resistere alle ingerenze del loro vicinissimo e potente nemico di sempre, gli Stati Uniti, ormai per quarant'anni, superando la crisi derivata dal crollo dell'Unione Sovietica che ha spazzato via all'inizio degli anni Novanta chi,come Cuba, basava la propria economia su un unico interlocutore: le esportazioni cubane verso i paesi del blocco comunista ammontavano a circa il 90% del totale con canali preferenziali, ed una volta caduto il Muro i cubani hanno dovuto far fronte da soli a questa mancanza, resa ancor più insopportabile dall'ormai inopportuno embargo economico USA.

Malgrado l'”infelice” posizione geografica, si può dire che Castro abbia avuta garantita la sopravvivenza grazie all'accordo segreto Kennedy-Krusciov al termine della cosiddetta Crisi di ottobre (1962) in cui gli Stati Uniti si impegnarono a non invadere l'isola in cambio del ritiro dei missili sovietici appena installati sull'isola. Nonostante ciò le relazioni tra i due paesi non hanno mai avuto una vera e propria distensione, alternando momenti di riavvicinamento (ad esempio sotto la presidenza Carter, da poco insignito del premio Nobel) e di tensione: attualmente suscitano perplessità le accuse di Bush di collusione al terrorismo se non giustificate dall'intento di guadagnarsi il favore delle migliaia di esuli cubani che vivono in Florida. La politica americana si è ridotta spesso quindi ad identificare Cuba e Castro come nemici per ragioni di opportunismo se non proprio per miopia politica: anziché permettere agli investitori americani l'accesso al mercato cubano (valutato in circa due miliardi di dollari), all'inizio degli anni Novanta, nel periodo economicamente più duro per l'economia cubana, l'embargo è stato per certi versi inasprito garantendo di fatto la sopravvivenza di Castro che ha saputo cementare il popolo attorno agli ideali della rivoluzione e dell'isolazionismo nei confronti del grande nemico capitalista: essere costretto a retrocedere sul piano ideologico dall'afflusso dei dollari e dal benessere occidentali avrebbe potuto comportare la fine del regime. Ma così non è stato, e i viaggiatori a Cuba trove-ranno un popolo fiero e incitato continuamente alla resistenza ad esempio da un sorprendente numero di scritte sui muri, molte delle quali riguardano la romantica figura di Che Guevara, esportata a beneficio degli oppositori o presunti tali di tutto il mondo, forse abusata da tutto questo sfruttamento economico ed ideologico.

Oltre a drastiche campagne di austerità, Cuba è uscita dalla crisi anche grazie all'introduzione della libera circolazione del dollaro (il cui possesso comunque è tassato) e della collaborazione con imprese straniere che, attratte dalla manodopera a basso costo, hanno installato joint venture in collaborazione dello stato. Attualmente però sembra che il governo stia frenando riguardo all'introduzione del libero mercato, continuando a manifestare il suo carattere che, nella miglior tradizione dei regimi comunisti, trattiene per sé circa il 95% dei proventi delle collaborazioni con le imprese straniere destinando ben poco al popolo, che tra l'altro viene pagato con il debolissimo pesos probabilmente nell'intento di mantenere basso il suo potere d'acquisto. Ciò rappresenta solo un esempio del fatto che la Revoluciòn, come in tutto il mondo, sia rimasta incompiuta, e a Cuba esiste un reale problema di diritti civili ed umani (tuttavia non va dimenticato che i cittadini hanno accesso ad esempio alle strutture sanitarie o scolastiche molto più facilmente che in molti stati occidentali).

Ma il popolo cubano, notoriamente innamorato della vita, non pare preoccuparsene ed ha seguito in tutto e per tutto il suo lìder màximo , malgrado la povertà ed i sacrifici resi necessari dall'autarchia. Infatti a Cuba i viaggiatori trovano alcune delle migliori manifestazioni dell'”arte di arrangiarsi”, e questo vale dalle imprese statali ai semplici cittadini, che cercano di integrare le modeste quote garantite ( tramite tessera annonaria) dallo Stato in tutti i modi, e purtroppo anche con la prostituzione della quale noi Italiani siamo tra i principali estimatori.

Inutile dire che il principale oggetto del desiderio resta il dollaro, ed i cubani, per loro natura espansivi ed amichevoli, tentano di approfittare della presenza dei turisti occidentali davvero in parecchi modi (mai con prepotenza però): è uno dei piccoli prezzi da pagare pur di visitare quest'isola splendida dal punto di vista naturalistico, unica per le possibilità che offre di contatto umano con la popolazione, ed affascinante grazie alla sua coinvolgente e molto ben documentata memoria storica.
Andrea C.

 

 

 

INCONTRI, EMOZIONI E QUALCHE RIFLESSIONE

Anche quest'anno a fine di luglio si parte, stavolta la destinazione è Cuba.

Non nascondo di essere partito con qualche dubbio e timore per una meta piuttosto atipica rispetto al nostro modo di viaggiare e troppe volte abbinata a modi di intendere la vacanza, lontani dai nostri consueti.

La curiosità maggiore stava proprio nel cercare di andare al di là del turistico e provare ad entrare in contatto con una realtà molto particolare e chiacchierata, come quella cubana. Il tentativo è stato, devo dire, perseguito da tutti con una medesima e massima determinazione, che andava via via crescendo, scoprendo quanto fosse interessante e coinvolgente il mondo autentico con cui entravamo in contatto.

E' una sensazione strana (anche se da una seconda riflessione non dovrebbe essere affatto così) scoprire di essere avvicinati da persone del posto anche solo per il gusto di chiacchierare e scambiare impressioni. Sorprende che in paesi comunque poveri e con grandi difficoltà si abbia il piacere di perdere un po' di tempo, discorrendo di cose futili, con persone di altre culture. E' bello uscire la sera e trovarsi in pochi minuti circondati da ragazzi entusiasti e allegri che ti coinvolgono in balli e brindisi. E' emozionante scambiare sguardi e sorrisi con bambini e anziani sconosciuti, con i quali riesci a intenderti e a comunicare qualcosa, di cui senti e comprendi solamente la positività del messaggio.

Durante i nostri giorni di viaggio siamo stati ospitati nelle case private dei cubani e abbiamo così potuto sperimentare in prima persona la cordialità, il calore e l'ospitalità di questa gente. Non potrò mai dimenticare le serate passate a giocare a carte nel salotto di queste case, sorseggiando ottimo Rhum, accompagnato dall'insostituibile sigaro. La compagnia degli amici, poi, e i discorsi con le padrone di casa: tentativi di compromesso tra il gestuale, lo spagnolo ed il dialetto. Tutte persone di una cultura e un'affabilità sorprendente, con cui subito ti senti a tuo agio e puoi veramente provare a comprendere e costruire un tuo pensiero su una realtà in via di estinzione. Questo, infatti, sono giunto a pensare di Cuba; di una realtà che con tutte le sue contraddizioni e stranezze tra poco se ne andrà, portandosi via anche lo spirito di calda e avvolgente spontaneità.

Anche politicamente Cuba rappresenta senz'altro una realtà, una voce fuori dal coro, che presto lascerà posto a logiche e modelli ovunque ormai diffusi. Molte, troppe, però se ne sentono a riguardo da ogni parte ed è stato bello poter costruire in maniera diretta un proprio giudizio. Evidente è la diffusione dell'assistenza sanitaria, così come positivo ed assai elevato è il livello medio della cultura. D'altra parte si sente la presenza oppressiva ed ingombrante di un regime militare, poco diverso da quelli del vicino sud america, arrivato al potere con la violenza e con i medesimi strumenti tenuto in piedi, che non vuol saperne di pluralismo. Cuba potrebbe essere secondo me un banco di prova, per provare un'idea di sviluppo nuova, che corregga le nostre contraddizioni, minando magari anche alcune certezze. La speranza è che le potenzialità, l'entusiasmo e per certi versi anche l'ingenuità di questo popolo non vengano sfruttate e fagocitate da un cinico capitalismo, ma considerate ed ascoltate per migliorare un modello, il nostro, che ha bisogno di sentimenti, di riscoprire e rivalutare la persona, al di là del razionale.

Provo pena e insieme rabbia, poi, per tutti quei turisti occidentali e italiani, che rinchiusi nelle loro spiagge, in una realtà artificiale e dorata, sono i primi già a minare l'autenticità di questo luogo, salvo poi sentirsi realizzati indossando un'icona del “Che”, la condivisione degli ideali del quale, non diventa nient'altro che un ennesimo “status simbol”.

Il viaggio a Cuba è stato, insomma, emozione, ricerca e tentativo di comprensione. Un'esperienza che ha superato le attese e sorpreso positivamente.

Alessandro

 

 

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